Canyon sottomarini, scrigni di biodiversità a rischio

Canyon sottomarini in pericolo (Getty Images)
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Queste immense "vallate" sono minacciate da pesca, sfruttamento di gas e petrolio, inquinamento e cambiamenti climatici. Lo dice uno studio pubblicato da "Frontiers in Marine Science"

Oltre alle barriere coralline, ad essere minacciati dai cambiamenti climatici e dalle attività umane sono anche i canyon sottomarini, che ospitano un'enorme biodiversità e hanno un ruolo importante per gli Oceani. A sostenerlo è uno studio pubblicato su "Frontiers in Marine Science", la più famosa rivista di letteratura scientifica dedicata al mondo subacqueo.

Cosa sono i canyon sottomarini e perché sono minacciati – Queste misteriose vallate ripide e profonde, simili a quelle che si possono ammirare sulla terraferma, si estendono anche per centinaia di chilometri sul fondale oceanico della piattaforma continentale e possono essere il naturale prolungamento dei fiumi o il frutto di formazioni geologiche indipendenti. Secondo i diciassette ricercatori che hanno condotto lo studio, questi canyon sarebbero fortemente minacciati dalle attività umane come la pesca e lo sfruttamento di gas e petrolio, oltre che dall'inquinamento e dai cambiamenti climatici.




Come il Grand Canyon, sono presenti anche nel Mediterraneo –
Fin dalla nascita dell'oceanografia, i canyon sottomarini hanno destato la curiosità degli studiosi e nel 2012 è nato Incise, un network internazionale di scienziati focalizzato proprio sul loro studio. Grazie alle immagini dei satelliti, gli esperti hanno potuto cartografarli e analizzarli, scoprendone circa 10mila sparsi in tutti gli oceani, per una superficie complessiva di 4,4 milioni di chilometri quadrati. La profondità delle vallate varia dai 100 ai 4mila metri, e alcune di queste sono estese quanto il Grand Canyon. Se ne trovano anche nel mar Mediterraneo, dove coprono superfici anche di 50 chilometri.

Perché vanno tutelati – Tutti questi canyon hanno un punto in comune: ospitano una grande biodiversità. "Grazie alla loro topografia tormentata, con fianchi scoscesi e correnti forti, presentano spesso un substrato duro – spiega a Le Monde Lénaick Menot, dell'Istituto francese di ricerca sullo sfruttamento dei mari – e questo permette a una fauna particolare di svilupparsi". Tra le specie presenti troviamo infatti coralli, anemoni, ricci e cetrioli di mare. Inoltre, i canyon sono un luogo chiave per l'intera catena alimentare e rappresentano un habitat ideale per la riproduzione di pesci e crostacei. A questo si può aggiungere poi il fatto che giocano un ruolo fondamentale nella cattura e nello stoccaggio di anidride carbonica, contribuendo alla regolazione del clima.

Paradisi poco salvaguardati –
Solo il 10 per cento di queste zone, però, si trova in aree protette. Le restanti sono sempre più sfruttate e dunque minacciate dalle attività dell'uomo. Numerosi gli esempi: dall'Australia, dove i canyon vengono utilizzati come sbocco dei residui delle attività minerarie, all'Africa o al Brasile, dove subiscono l'estrazione del petrolio o del gas, fino all'Europa, dove soffrono la pesca a strascico e l'inquinamento dei mari. Anche il cambiamento climatico, modificando l'intensità delle correnti, potrebbe avere un impatto negativo su flora e fauna dei canyon sottomarini. Un esempio di come salvarli, noi europei ce l'abbiamo in casa: dal 1985, su una parte del canyon di Capebreton, nella regione francese dell'Aquitania, è proibita la pesca a strascico.

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