Ondate di freddo? E' colpa del global warming

Un insolito panorama napoletano con il Vesuvio innevato a causa del freddo fatto registrare nel mese di gennaio (Getty Images)
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Secondo diverse ricerche inverni particolarmente rigidi sarebbero una diretta conseguenza del riscaldamento globale e dello scioglimento dei ghiacci,  che spingerebbero le correnti di aria polare verso Sud

Nevicate da record e temperature ampiamente sotto lo zero hanno indotto qualcuno a mettere in dubbio il reale impatto del riscaldamento globale. In realtà numerose ricerche sostengono che inverni rigidi e persistenti sarebbero causati proprio dal fenomeno climatico che ha provocato un aumento della temperatura media della superficie terrestre.

 

Riscaldamento globale vero o falso?

Nel corso degli ultimi 150 anni, la temperatura media del pianeta è aumentata di quasi 0,8 gradi centigradi a livello globale e di circa 1 grado in Europa. E nonostante l’eccezionale ondata di freddo registrata soprattutto nel vecchio continente, il termometro nel 2016 ha fatto segnare temperature eccezionalmente calde. Secondo l'Agenzia federale Usa per la meteorologia (Noaa), nell’anno appena trascorso la temperatura globale sulla superficie oceanica e sulla terraferma è stata di 0,94 gradi centigradi superiore alla media del XX secolo. Si tratta della cifra più alta mai registrata dopo i record del 2014 e del 2015. “Per il futuro non ci aspettiamo un nuovo primato ogni anno, ma il trend di riscaldamento a lungo termine che è in atto è chiaro", ha spiegato Gavin Schmidt, direttore del Goddard Institute della Nasa.

 

 

Lo scioglimento dei ghiacci tra le cause del freddo

Una delle conseguenze più pericolose del global warming è il ritiro dei ghiacci in corrispondenza dei due poli, con il conseguente innalzamento del livello dei mari. Proprio questo fenomeno, contrariamente a quanto si possa immaginare, sarebbe tra le cause principali dei picchi di freddo registrati negli ultimi anni.

Le teorie più accreditate attribuiscono la responsabilità degli inverni gelidi alla riduzione dell'attività mitigatrice della Corrente del Golfo, ma secondo i fisici tedeschi dell'Institute for climate impact research di Potsdam la correlazione con il comportamento dei ghiacci artici sarebbe ancora più significativa. Per dimostrare questa tesi il gruppo di ricerca guidato da Vladimir Petoukhov ha ricostruito, attraverso un software, la circolazione dell'aria tra il mare di Barents, la Norvegia e la Russia. Partendo dal presupposto che gli oceani, quando non sono ricoperti dal ghiaccio, assorbono un’enorme quantità di calore durante l'estate per poi rilasciarla d'inverno, i ricercatori hanno scoperto che questo fenomeno dà vita a un sistema di aria calda che spinge verso sud l'aria fredda polare.

Già nel 2010, anno in cui è uscita la ricerca, Petoukhov spiegava: "I picchi di temperature rigide non smentiscono lo scenario del surriscaldamento, ma lo completano" aggiungendo che "le anomalie hanno triplicato la probabilità di inverni estremamente freddi".

 

La corrente a getto

La teoria dell’istituto di ricerca di Postdam trova conferme anche in una ricerca pubblicata nell’ottobre del 2016 sulla rivista Nature Climate Change. Lo studio, condotto da un team internazionale di scienziati guidati dall'Università inglese di Sheffield, sostiene che il riscaldamento della zona polare ha rafforzato le ondulazioni della “corrente a getto”. Questo flusso d'aria che si forma nella parte superiore della troposfera sarebbe stato spinto verso l’Europa centro orientale, colpendo anche il versante adriatico italiano e provocando variazioni di temperatura più nette del solito. 

 

Ghiacci al minimo storico

Questi fenomeni, secondo gli scienziati, sono direttamente riconducibili all’arretramento delle zone ghiacciate in corrispondenza dei due poli, un fenomeno preoccupante che non accenna ad arrestarsi. Basti pensare che l’area degli oceani del mondo coperte da ghiacci marini è la più piccola mai registrata. Un problema che non interessa solo il continente artico ma anche quello antartico, come segnalano i ricercatori inglesi del progetto Midas. La piattaforma di ghiaccio larga 5mila chilometri quadrati Larsen C rischia a breve di staccarsi dal continente, provocando un innalzamento del livello del mare di circa 10 centimetri.

 

Riscaldamento globale conseguenze

Le punte eccezionali di freddo, quindi, non fanno che confermare il progressivo e persistente aumento delle temperature, che rappresenta una vera e propria emergenza climatica. Un tema che è stato al centro della Conferenza di Parigi, i cui risultati potrebbero però essere rimessi in discussione dalla politica ambientale dell neo presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. A tal proposito l’Agenzia europea dell’ambiente sottolinea che, se non verrà intrapresa un'azione globale per limitare le emissioni, le temperature globali potrebbero salire ulteriormente da 1,8 gradi centigradi a 4 entro il 2100. Una soglia al di là della quale “diventa molto più probabile il verificarsi di cambiamenti irreversibili ed eventualmente catastrofici”.

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