Ocean Cleanup, l'idea di un 22enne: ripulire il mare con le correnti

Boyan Slat, fondatore di The Ocean Cleanup (foto: Yuri van Geenen/The Ocean Cleanup)
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Un giovane olandese ha creato una startup e progettato una struttura che usa le correnti per catturare la plastica. Ecco come funziona e perché è sostenibile anche dal punto di vista economico. LO SPECIALE

Boyan Slat ha 22 anni e da più di cinque lavora a un progetto che potrebbe contribuire a ripulire gli oceani dalla plastica (LO SPECIALE SKY UN MARE DA SALVARE). Quando di anni ne aveva 17, si è presentato sul palco della conferenza TEDx di Delft (in Olanda) e ha illustrato la sua idea. Ha raccontato di essersi immerso nel mare delle Azzorre e di aver visto più sacchetti che pesci. “Perché non ripuliamo il mare?”, la domanda che gli è sorta spontanea. Nel 2013 il suo progetto è diventato una startup, The Ocean Cleanup: l'obiettivo è sviluppare una gigantesca barriera che sfrutta le correnti per intercettare oggetti e frammenti di plastica.

 

 

 

Come funziona The Ocean Cleanup - Dal palco di Delft, Slat affermava che in fatto di inquinamento ambientale la prevenzione è importante. Ma anche che “certe persone non impareranno mai”. Per questo serve una combinazione di educazione e pulizia, perché “la plastica non scompare” ed è già abbondante. Partendo da un progetto scolastico, Slat ha costruito una sorta di strascico cattura-plastica e lo ha testato durante una vacanza in Grecia. Il principio di base si è evoluto: “Sfruttiamo il nemico a nostro vantaggio”, afferma Slat e non serve far viaggiare flotte di navi dotate di barriere in grado di fermare la plastica. “Le correnti non sono un ostacolo ma la soluzione. Perché spostarsi attraverso gli oceani quando gli oceani si muovono sotto di noi?”. L'idea è quindi quella di fissare una piattaforma galleggiante (e le barriere ad essa collegate) al fondale, aspettando che siano le correnti a portare la plastica tra le sue braccia.

 

 

I vantaggi del progetto - Il cambio di prospettiva consente di abbattere i costi e le emissioni: non serve carburante, le piattaforme sono autonome e si nutrono di energie rinnovabili. Con 24 strutture di questo tipo, afferma Slat, sarebbe possibile pulire un intero oceano. La mole di materia raccolta ogni giorno riuscirebbe a riempire 6 container. La plastica, recuperata e riciclata, sarebbe inoltre la base di un business fiorente, anche se non è questo l'obiettivo principale dell'invenzione. “Se ci rendiamo conto che il cambiamento è più importante del denaro – afferma il giovane startupper - il denaro arriverà”.

 

 

Il primo prototipo - The Ocean Cleanup è stata fondata nel 2013: le risorse per sviluppare i piani di fattibilità e il primo prototipo sono arrivati da una campagna di crowdfunding chiusa nel 2014. La società ha raccolto oltre due milioni di dollari in 100 giorni, grazie al contributo di 38mila sostenitori originari di 160 Paesi. Nel 2016, il progetto illustrato da Boyan Slat ha trovato concretizzazione, anche grazie al sostegno del governo olandese e della Royal Boskalis Westminster, una società specializzata in infrastrutture marine. A giugno è stato installato il primo prototipo, nel Mare del Nord: la barriera è lunga 100 metri, quindi molto meno di quanto previsto nel progetto originario. Alcuni sensori stanno tracciando l'attività per capire l'impatto della tecnologia su larga scala.

 

 

Il futuro di The Ocean Cleanup - Tra il 26 settembre e il 7 ottobre dello scorso anno, è stato fatto un altro passo avanti. The Ocean Cleanup ha mappato gli oceani, attraverso una spedizione aerea, per comprendere la reale dimensione dell'inquinamento da plastica. Gli sviluppi del progetto stanno rispettando la tabella di marcia e il 2017 si prepara a essere l'anno della svolta. È infatti prevista la raccolta dei risultati del prototipo e lo sviluppo della prima piattaforma-pilota: sarà piazzata nel Pacifico e avrà barriere lunghe chilometri. Sarebbe il primo passo verso l'obiettivo finale: avviare una pulizia dell'oceano a pieno regime nel 2020.

 

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