Dal 2000 il mondo ha perso il 7,2% delle proprie foreste vergini

Gli effetti della deforestazione in Indonesia (Getty Images)
1' di lettura

Il dato equivale a circa un 1 milione di chilometri quadrati. Male soprattutto Russia e Brasile. Ma ci sono anche i Paesi virtuosi che continuano a proteggere il proprio polmone verde: Uganda, Repubblica Dominicana, Thailandia e Cuba

Un mondo sempre meno verde: secondo uno studio coordinato dall'Università del Maryland, fra il 2000 e il 2013 il mondo avrebbe perso il 7,2% delle proprie foreste vergini. Un'area di 919mila chilometri quadrati, corrispondente alla superficie dell'intero Venezuela.

 

La ricerca – Allo studio dell'università americana, dal titolo “The last frontiers of wilderness: tracking loss of intact forest landscapes from 2000 to 2013”, ha partecipato un team composto da ricercatori provenienti da tutte le parti del mondo. Che, grazie a un esame condotto su foto satellitari, ha preso atto degli enormi ritmi ai quali è proceduta la deforestazione nel mondo. Secondo il rapporto, pubblicato dalla rivista “Science advances”, fra il 2011 e il 2013 la scomparsa di foreste vergini è stata tre volte maggiore rispetto al periodo 2001-2003. Solamente nel 2000 il territorio mondiale coperto dal verde delle foreste era pari a 12,8 milioni chilometri quadrati, scesi poi, nel 2013, a 11,8 milioni. Il 60% delle perdite totali si sono registrate ai tropici, soprattutto in Sud America; seguono poi quelle  del Sud-Est asiatico e dell'Africa equatoriale.

 

Le foreste vergini - L'importanza di questi bacini verdi è fondamentale per la vita dell'uomo. Lo studio definisce foreste vergini quelle di almeno 500 chilometri quadrati che non presentano alcun segno di attività da parte dell'uomo. Il loro compito principale è quello di assorbire anidride carbonica (CO2), e svolgere pertanto un ruolo di regolatore nei confronti dell'effetto serra e delle emissioni dell'uomo. Una funzione difficilmente quantificabile, anche se un fatto è certo: le foreste assorbono più CO2 di quanto ne producano. Non solo. Le foreste vergini sono anche necessarie alla protezione della biodiversità e alla regolazione del flusso dell'acqua nell'ecosistema.

 

La deforestazione - Sulle cause che hanno portato a così gravi perdite delle foreste vergini nel mondo, i ricercatori non hanno dubbi: la prima causa è legata alle attività dell'industria del legname. Seguono la rapida espansione agricola (è il caso, ad esempio, dell'olio di palma, anche se qui si sta registrando un incremento delle coltivazioni sostenibili), gli incendi di origine umana, i metodi di produzione dell'energia e le attività minerarie. Sarebbe la Russia, con i suoi 179mila chilometri quadrati persi, il Paese che avrebbe disboscato, in termini assoluti, la maggior quantità di foreste vergini. Secondo classificato è il Brasile con 157mila chilometri quadrati. Terzo classificato è il Canada con 142mila chilometri quadrati di “perdite”, seguito da Repubblica Democratica del Congo, Perù, Stati Uniti (soprattutto Alaska), Indonesia, Colombia e Venezuela.

 

Le percentuali – Ultimo dato sui valori assoluti è quello riguardante l'area geografica più deforestata che, secondo la ricerca, sarebbe il Sud America, dove sono spariti ben 322mila chilometri quadrati di foresta incontaminata. Guardando ai termini percentuali, il Paese che ha perso più foresta vergine è la Romania, con l'incredibile percentuale del 100%. Seguono il Paraguay (79%), la Cambogia (38%), il Laos, la Guinea Equatoriale e il Nicaragua (35%). Per questi paesi, soprattutto per Paraguay, Cambogia, Laos e Guinea Equatoriale, gli scienziati lanciano l'allarme: rischiano di perdere tutta la loro foresta vergine nei prossimi 20 anni. Sembrano invece non correre questo rischio i Paesi virtuosi che hanno messo sotto protezione il 90% delle loro foreste vergini. Secondo la ricerca sono l'Uganda, la Repubblica Dominicana, la Thailandia e Cuba.

Leggi tutto