Cina, arriva la tassa sulle emissioni inquinanti

Inquinamento a livelli altissimi in Cina (Getty Images)
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Sarà applicata dal 2018 al rilascio di sostanze in aria, acqua e suolo, ma non al diossido di carbonio. "Un progresso, ma non ancora sufficiente", secondo Greenpeace

Dopo i recenti record negativi, con punte di inquinamento che hanno superato anche cento volte i livelli prescritti dall'Organizzazione mondiale della sanità, la Cina si appresta a tassare le emissioni inquinanti industriali. 

La prima legge del genere in Cina – Dopo tre anni di attesa, il Parlamento cinese ha approvato una tassa che punisce gli autori di emissioni che inquinano aria, acqua e suolo, e che comprende anche l'inquinamento sonoro. Si tratta della prima legge del genere in Cina.

Diossido di carbonio e rifiuti nucleari esclusi – Peccato, però, che né il diossido di carbonio (CO2), principale responsabile del riscaldamento globale, né le scorie nucleari rientrino nella nuova norma, che sarà applicata a partire da gennaio 2018.

Un costo per l'industria del Paese – La tassa sarà un costo in più per l'industria pesante e mineraria o per le centrali termiche del Paese. La prima si ritroverà a pagare 12 yuan (circa 1,65 euro) ogni 0,95 kg di diossido d'azoto o di zolfo emessi, entrambi inquinanti piuttosto nocivi; le miniere 15 yuan per tonnellata di rifiuti, e fino a mille per i rifiuti considerati pericolosi; le centrali, infine, 25 yuan per tonnellata di ceneri prodotte. Una misura che in totale potrebbe portare 30 miliardi di yuan (oltre quattro miliardi di euro) in più di entrate l'anno, secondo il ministero dell'Ambiente cinese.

Conciliare diversi interessi – La legge era invisa alle potenti lobby industriali, preoccupate dalla possibile perdita di competitività a causa dei nuovi costi introdotti dalla tassa ambientale. “L'obiettivo non è quello di aumentare le imposte – ha precisato il ministro dell'Ambiente, Chen Jining – ma di migliorare il sistema e di incoraggiare le imprese a ridurre le emissioni: meno inquinano, e meno pagano”.

I dubbi di Greenpeace – Greenpeace parla però di legge troppo debole per avere un impatto significativo. “La legge è comunque un progresso – conclude però la referente della Ong in Cina, Yuan Ying – prima di tutto perché è riuscita a conciliare i diversi interessi e poi perché, una volta adottata, avrà ricadute economiche a livello locale, incoraggiando un maggiore controllo dell'applicazione della legge”.

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