L'Italia migliora nella gestione dei rifiuti: differenziata al 47,5%

Cassonetti per la raccolta differenziata (Fotogramma)
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Secondo il 18esimo rapporto dell'Ispra, il nostro Paese è sempre più vicino all'obiettivo di riciclo europeo del 50%. E nel 2015 sono stati prodotti 29,5 milioni di tonnellate di immondizia:  lo 0,4% in meno rispetto al 2014 e il 5,9% in meno rispetto al 2011

Sono piccoli passi in avanti quelli compiuti dall'Italia sul versante dello smaltimento dei rifiuti. Lo si apprende dai dati del diciottesimo rapporto Rifiuti urbani dell'Ispra, l'istituto di ricerca che fa capo al ministero dell'Ambiente.

 

Il 16% in meno dei rifiuti in discarica - Nel 2015 sono stati prodotti nel nostro Paese 29,5 milioni di tonnellate di immondizia ovvero lo 0,4% in meno rispetto al 2014 e il 5,9% in meno rispetto al 2011. Gli Italiani producono, secondo l'Ispra, ben 486 kg di rifiuti a testa all'anno, equivalenti a un costo pro capite per lo smaltimento pari a 167,97 euro. La flessione della produzione corrisponde a quella degli smaltimenti nelle varie discariche nazionali che, nel 2015, hanno assorbito 7,8 milioni di tonnellate di scarti: il 16% in meno dell'anno precedente.

 

Quasi la metà dei rifiuti va nella differenziata – Con un aumento di 2,3 punti percentuali rispetto al 2014, anche il capitolo raccolta differenziata ha fatto registrare un miglioramento su scala nazionale, raggiungendo il 47,5% (pari a 14 milioni di tonnellate) dell'intera produzione di immondizia e avvicinandosi così all'obiettivo di riciclo europeo del 50%. Un traguardo, quest'ultimo, che il Nord avrebbe già superato con una differenziazione del 58,6% dei propri rifiuti; segue il Centro con il 43,8% e infine il Sud con un 33,6%.

 

Veneto al top, Sicilia ultima – In cima alla classifica delle regioni più attente c'è il Veneto, che nel 2015 ha differenziato il 68,8% dei propri scarti. Seguono il Friuli-Venezia Giulia con il 62,9% e il Trentino-Alto Adige con il 67,4%. In ritardo invece le regioni del Centro-Sud, che oscillano tra il 30% e il 35%. Fanalini di coda la Calabria con un 25%, ma in ripresa di 6 punti percentuali rispetto al 2016; e la Sicilia, ferma al 12,8%. Tra le città, Venezia e Milano sono le più green, con una percentuale di differenziazione rispettivamente del 54,3% e del 52,3%; in fondo alla classifica le siciliane Messina (9,4%), Catania (8,6%) e Palermo, ultima della classe con l'8,1%.

 

Dove va l'indifferenziata – E il resto degli scarti urbani? Di fronte a un 44% (tenendo conto anche delle attività produttive) che viene riciclato, il 19% finisce nei termovalorizzatori, il 2% è spedito agli impianti produttivi e il 26% viene conferito in discarica. E c'è anche un 1% che viene esportato in altri Paesi. Una percentuale bassa, ma che rappresenta 361mila tonnellate di produzione esportata prevalentemente in Austria e in Ungheria. Minori le cifre dell'import, pari a 205mila tonnellate l'anno, provenienti da Svizzera (36,3%), Francia (17,6%) e Germania (15,6%).

 

Il recupero energetico - Infine, un dato sul recupero energetico prodotto dei quasi 5,6 milioni di tonnellate di rifiuti che nel 2015 sono finiti nei termovalorizzatori (+5% rispetto all'anno precedente). L'Ispra ha calcolato che 24 impianti di recupero energetico elettrico sono riusciti a recuperare, nel 2015, 2,7 milioni di megawattora (MWh) di energia elettrica, mentre altri 15 impianti con ciclo cogenerativo (in grado di produrre cioè anche calore, da distribuire ad esempio con il teleriscaldamento) hanno prodotto 4,4 milioni di Mwh tra energia elettrica ed energia termica.

 

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