L'inquinamento minaccia il cuore dell’Amazzonia

Il sud della Guyana francese è quasi interamente ricoperto dalla foresta pluviale amazzonica (Getty Images)
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La diffusione degli ftalati, sostanze usate nell'industria della plastica, in un'area remota della Guyana francese dimostra come il fenomeno sia diventato globale

L’inquinamento prodotto dalle attività umane non sembra risparmiare nessun luogo nel mondo: a dimostrarlo, come riporta un approfondimento del quotidiano francese Le Monde, è il ritrovamento di sostanze nocive anche in una zona teoricamente incontaminata come una riserva naturale in Guyana francese.


La riserva nella foresta - Tale scoperta è avvenuta nel cuore dell'Amazzonia, in un luogo ritenuto immune dall'inquinamento e comunque molto distante dai centri urbani. Si tratta di una zona completamente immersa nella foresta pluviale, 150 chilometri a sud della capitale della Guyana francese, Cayenne. L’area è protetta a tal punto dalla contaminazione, che l’accesso è vietato e non ci sono strade che portano al cuore del polmone verde, raggiungibile solo in elicottero o in canoa. Con questi mezzi viene raggiunta anche la stazione scientifica di Nouragues, una base di ricerca del Cnrs (il centro di ricerca nazionale scientifico francese), dove studiosi di tutto il mondo si recano per studiare un ecosistema subtropicale perfettamente integro.

Ftalati sulle formiche - Nonostante tutte queste restrinzioni i ricercatori francesi hanno però scoperto che alle zampe e alle antenne di alcuni esemplari di formiche della foresta erano attaccati residui di ftalati, composti chimici utilizzati nell'indutria della plastica provenienti dalla reazione di un alcol o di un fenolo con l’acido ftalico. Vengono utilizzati in aggiunta ai polimeri per migliorare flessibilità e modellabilità delle materie plastiche e sono sostanze tossiche soggette a restrizioni a livello europeo e nazionale, tanto che il loro utilizzo non è consentito in concentrazioni superiori allo 0,1% nei giocattoli e negli articoli destinati all’infanzia. Come ha sottolineato il Ministero della salute in una circolare, il rischio per i bambini è quello di “staccare” gli ftalati dagli oggetti che li contengono, mettendoli poi in bocca.

Dispersione mondiale - La presenza di queste sostanze in una remota riserva naturale appare quindi sorprendente, e troverebbe spiegazione nella globalizzazione del fenomeno. Gli ftalati avrebbero cioè raggiunto una concentrazione così alta nelle città da mescolarsi alle particelle atmosferiche ed essere trasportati dal vento in regioni molto distanti. Nessun luogo al mondo potrebbe quindi essere considerato totalmente immune da questo tipo di inquinamento.

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