Insetti nutrienti e a basso impatto, 2 miliardi di persone li mangiano

Lo chef statunitense David Gordon con in mano uno spiedino di grillo (Getty Images)
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Quasi un terzo della popolazione mondiale, dall'Asia al Messico, li utilizza per l'alimentazione. E la Fao avverte che nel 2050 saranno per tutti un'alternativa alla carne

Sono circa due miliardi le persone che, nel mondo, mangiano regolarmente insetti. In particolare in Asia, Africa e nel continente americano. In Occidente, invece, sono visti ancora con un po' di sospetto, quando non proprio aperta ostilità. L'inversione di tendenza, però, potrebbe essere alle porte, quanto meno per necessità: la produzione di insetti per il consumo umano è decisamente più sostenibile di quella della carne.

Il monito della Fao – Con una previsione di crescita che vedrà la popolazione mondiale toccare i nove miliardi nel 2050, è stata la Fao per prima a portare alla ribalta il tema, indicando il consumo di insetti come una delle soluzioni per sfamare il pianeta in modo sostenibile. Questi animali infatti contengono proteine di alta qualità e vitamine pari a quelle della carne, ma emettono meno gas nocivi per l'ambiente degli altri allevamenti e, per crescerli, basta del rifiuto organico. Un semplice esempio: a parità di proteine prodotte il fabbisogno dei grilli – una delle circa 1.900 specie di insetti edibili – è sei volte inferiore a quello dei bovini, quattro volte a quello delle pecore e due rispetto a quello del pollame.

La situazione in Europa – Expo 2015, lo scorso anno, è stata l'occasione per parlare anche in Italia di entomofagia. Al Padiglione del Belgio, primo Paese in Europa a dotarsi – nel 2011 – di una legislazione che regolamenta il commercio di insetti per il consumo umano, ci fu anche una degustazione pubblica. Sempre nell'anno dell'Esposizione universale, l'Europa ha approvato una legislazione sui novel food che semplifica il percorso per ottenere l'autorizzazione per uso alimentare di grilli, ragni, larve e cavallette.

I consumi nel mondo – A proposito di cavallette: si stima che in Paesi come Thailandia o Algeria ci sia un consumo superiore alle 10 tonnellate l'anno, mentre nello Zaire si va oltre la tonnellata al mese. Bruchi e farfalle, invece, sono apprezzati dai messicani, che ne mangiano ogni anno circa tre tonnellate.

Il giro del mondo delle specialità – La cucina cinese annovera tra le pietanze più succulente i tradizionali fritti a base di formiche e scorpioni, i bachi da seta e gli scarafaggi marinati. In Thailandia e Cambogia gli insetti vengono cucinati in diversi modi – fritti, bolliti, alla griglia – e venduti nei banchetti degli ambulanti agli angoli delle strade. Qui l'usanza è di “raccoglierli” di notte per poi conservarli in frigorifero, mentre nel resto dell'Asia alcuni insetti come la Trichoptera e la Megaloptera, tipici dei fondali dei fiumi, vengono addirittura “pescati” con apposite reti.

Larve e termiti per l'Africa – Nell'Africa meridionale, il più diffuso è il mopane worms (larva di lepidottero) proposto fresco, essiccato, in salamoia e persino in lattina con salsa chili o pomodoro. In Angola sono molto apprezzate le termiti, mentre in Nigeria è diffuso il consumo di Anaphe Venata, simile al baco da seta e particolarmente energetica. Anche gli aborigeni e i maori, in Australia, si cibano di insetti: termiti, lepidotteri e larve di coleotteri sono tra le specie preferite.

Messico, i tacos sostenibili – Tra i Paesi del continente americano con la più forte tradizione culinaria legata agli insetti c'è il Messico, dove sono centinaia le specie consumate pure in città: formiche, api, farfalle e larve, oltre alle cavallette che finiscono anche all'interno dei tacos. Persino gli alcolici non sono indenni: la bottiglia del famoso Mezcal contiene infatti una larva di coleottero.

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