Maltempo e cambiamenti climatici, effetti sull'agricoltura in Italia

Maltempo e cambiamenti climatici hanno provocato danni anche ai nostri agrumeti (Getty Images)
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Secondo la Coldiretti il settore ha accumulato danni per 14 miliardi di euro in un decennio. L'aumento delle temperature fa muovere la geografia delle coltivazioni, mentre l'abbandono dei campi rende il territorio più fragile. Numero e intensità delle alluvioni sembrano invece stabili

L'effetto dei cambiamenti climatici sull'agricoltura italiana ha provocato, nell'ultimo decennio, danni per 14 miliardi di euro tra produzione agricola nazionale, strutture e infrastrutture rurali. Ad affermarlo è la Coldiretti che, sulla base dei dati del Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria) ha commentato gli effetti dei cambiamenti climatici e delle calamità che negli ultimi anni hanno investito tutta la Penisola. L'allarme lanciato da Coldiretti riguarda in particlare serre, allevamenti, raccolti distrutti e, soprattutto coltivazioni perdute.

 

Il nesso tra agricoltura e alluvioni - “Questa volta sono finiti sott’acqua migliaia di ettari di terreno. Dalle piante aromatiche alle nocciole del Piemonte fino agli agrumi in Sicilia, con il 50% della produzione tra Ribera e Sciacca che è andata perduta”, scrive in una nota l'associazione, riferendosi alle alluvioni che hanno colpito l'Italia nel 2016. Alla base del problema, denunciano i produttori agricoli, ci sarebbe un modello di sviluppo sbagliato che in Italia ha prodotto l’abbandono del 15% delle campagne e fatto perdere, negli ultimi venti anni, 2,15 milioni di ettari di terra coltivata. Secondo Coldiretti ogni giorno nel nostro Paese sparirebbero circa 288 ettari di terra agricola, l'equivalente di circa 400 campi da calcio, e quella disponibile non riuscirebbe più ad assorbire adeguatamente l'acqua piovana. Con il risultato che oltre 7 milioni di cittadini si troverebbero in zone esposte al pericolo di frane e alluvioni, un pericolo che riguarderebbe l’88% dei comuni italiani.

 

Come cambiano le colture – Ma, sullo sfondo, ci sarebbe ben altro. “C'è in atto un riposizionamento delle colture vegetali che sono quelle soggette ai cambiamenti climatici”, sostiene Rolando Manfredini, capo area della Sicurezza alimentare di Coldiretti. Per l'esperto si assiste ormai da tempo a un riposizionamento verso Nord di colture che erano tipiche dell'ambiente del Centro e del Sud Italia. Come l'ulivo che, dice Manfredini, coltivato ormai anche in alcune zone del Veneto. Ma anche le mele, “che risalgono le colline per arrivare in alta montagna. E ancora il grano duro, classica piantagione del Sud Italia, che invece adesso viene coltivata negli areali del Centro e del Nord Italia, come la Pianura Padana”.

 

Intensità delle piogge e cambiamento climatico: c'è un nesso? – Per Luigi Mariani, docente di Agrometereologia all'Università degli studi di Milano, è necessario capire che “i cambiamenti climatici sono soprattutto cambiamenti termici”. In Europa abbiamo assistito a un aumento di 1,3°C in un secolo e mezzo mentre, osservando le serie storiche, per quanto riguarda le precipitazioni non ci sarebbe stato un vero incremento di eventi estremi. “Posso citare alluvioni come quella del 1970 a Genova, del 1953 in Piemonte, del 1951 in Polesine”, dice Mariani, “tutte avvenute in epoche con temperature molto più basse di quelle attuali”. Osservando gli ultimi 600 anni, poi, “ci accorgiamo che le fasi fredde sono quelle con le precipitazioni più intense”.

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