Nel Pacifico le balenottere vengono messe in salvo dai satelliti

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Un team di ricercatori universitari ha monitorato gli spostamenti di questi mammiferi per tenere le imbarcazioni lontane dalle zone dove sono più numerosi

Un sistema di mappe, disegnate grazie ai dati satellitari, che permette alle navi al largo della costa occidentale degli Stati Uniti di evitare la collisione con le balenottere, salvando così la vita a questi mammiferi. Si tratta di "WhaleWatch" (letteralmente “osserva la balena”), il progetto su cui sta lavorando un team di ricercatori delle università dell’Oregon e del Maryland capitanato dalla Noaa, l'Agenzia oceanica e atmosferica degli Stati Uniti, che ha lo scopo di tutelare questi animali.

 

Grandi e in pericolo - La balenottera azzurra, con i suoi 33 metri di lunghezza e 180 tonnellate medie di peso (quanto 33 elefanti), è l’animale più imponente presente in natura ed anche il più forte, basti pensare che quando nuota può raggiungere una potenza maggiore a quella di un motore a reazione. Però è anche tra le specie più a rischio estinzione: al momento, infatti, si contano meno di 25mila esemplari e, nonostante non siano più oggetto di pesca (almeno in questa porzione di oceano), continuano ad essere minacciate dai cambiamenti climatici oltre che dall’inquinamento dei mari. Ma i rischi maggiori rimangono le collisioni con le imbarcazioni e le enormi reti che vengono utilizzate per catturare altri pesci.

 

Condizioni ambientali e cibo - Per queste ragioni i ricercatori stanno cercando di monitorare il più possibile i movimenti delle balenottere per permettere alle navi di evitare le zone in cui è più probabile incontrarle. A tale scopo hanno tenuto sotto controllo gli spostamenti di un centinaio di questi mammiferi al largo delle coste occidentali statunitensi tra il 1994 e il 2008. I dati raccolti, elaborati con modelli informatici, hanno evidenziato una serie di correlazioni tra i loro movimenti e alcuni fattori ambientali come la temperatura delle acque e le concentrazioni di clorofilla. Dall’analisi è emerso che la presenza del krill, il fitto addensamento di minuscoli crostacei di cui si cibano le balene, e le condizioni ambientali favorevoli costituiscono un elemento essenziale per prevedere le rotte dei giganti del mare.

 

Gestione del rischio - "Stiamo usando i dati per lasciare che le balene ci dicano dove vanno e in base a quali condizioni - spiegano gli scienziati - sapere cosa determina la loro posizione consente di valutare diverse opzioni di gestione per ridurre il rischio, proteggendo i mammiferi e dandoci la possibilità di informare il settore dei trasporti marittimi".

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