Gli oceani funzionano come "depositi di calore" (Getty Images)
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Una ricerca americana pubblicata su Earth's Future mostra come il rallentamento del ritmo di crescita del riscaldamento globale, registrato fra il 1999 e il 2013, sia frutto del calore assorbito dagli oceani

La “pausa” che il riscaldamento globale ha sperimentato fra il 1998 e il 2013 sarebbe dovuta alla redistribuzione dell'energia all'interno delle diverse parti del sistema terrestre: mari, terra e atmosfera. In particolare, gli oceani avrebbero avuto il maggior ruolo in questa nuova ripartizione agendo come "depositi di calore". Questo fenomeno è stato analizzato da un documento pubblicato su Earth's Future e curato da un vasto team di scienziati provenienti dalla Nasa, dalla National oceanic and atmospheric administration e da numerose realtà accademiche statunitensi. Recentemente un altro studio aveva sottolineato, nell'analizzare il medesimo andamento del riscaldamento globale, il ruolo svolto dalla crescita delle superfici ricoperte dalle piante.

 

Riscaldamento globale interrotto - La principale conclusione del paper riguarda il rallentamento della crescita della temperatura media della superficie terrestre (Gmst), che potrebbe far pensare ad un'interruzione del processo di riscaldamento globale: si tratta “piuttosto di una redistribuzione di energia all'interno degli oceani”. Comprendere appieno questa funzione di assorbimento del calore che passa dall'atmosfera al mare, tuttavia, è un processo che mostra ancora diverse “difficoltà e complessità”.

 

Il ruolo degli oceani - Capire meglio il ruolo degli oceani, ha dichiarato al giornale dell'università del Delaware Kevin Trenberth del National center for atmospheric research (Ncar), si rivelerebbe di grande aiuto per le future previsioni. In particolare, l'“energy budget” della Terra, un calcolo complesso che stima quanta parte dell'energia solare viene assorbita rispettivamente da mare, atmosfera e terra, si rivelerebbe molto più accurato se la funzione ricoperta dagli oceani venisse approfondita con più precisione. Ciò è dovuto al fatto che“l'ammontare di calore che può immagazzinare l'oceano è estremamente ampio se rapportato alla capacità dell'atmosfera e della terra”, ha aggiunto il principale degli autori della ricerca, Xiao-Hai Yan, dell'università del Delaware.

 

Monitorare l'oceano - Alla luce del ruolo svolto dagli oceani, gli scienziati consigliano di sostituire la denominazione "interruzione del riscaldamento globale" con quella di “rallentamento del riscaldamento della superficie globale”, un'espressione in grado di tenere conto del fatto che, in realtà, il calore della Terra non diminuisce, ma si sposta in luoghi in cui attualmente non viene misurato. Secondo quanto suggerisce lo studio, la singola variabile più appropriata per tenere conto dell'effettivo riscaldamento globale è pertanto il calore assorbito dagli oceani: un riscaldamento che, però, dovrebbe essere misurato non solo sulla superficie, ma su diversi strati dei mari, fino al fondale.

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