Clima, le catastrofi naturali costano 520 miliardi di dollari all’anno

Una casa devastata dal passaggio dell'uragano Sandy sulla costa est degli Usa nel 2012 (Getty Images)
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Secondo una stima della Banca Mondiale, inondazioni, terremoti e uragani gettano nella povertà 26 milioni di persone

Ogni anno i disastri naturali gettano nella povertà 26 milioni di persone nel mondo e costano all’economia globale 520 miliardi di dollari (482 miliardi di euro circa): lo ha affermato la Banca Mondiale, nell’ambito della conferenza Cop 22 sul clima in corso in Marocco.

Lo studio della Banca Mondiale - La Banca Mondiale ha analizzato l’impatto dei fenomeni naturali più violenti, dai terremoti agli tsunami, dagli uragani alle inondazioni, in 117 Paesi del mondo con lo studio “Unbreakable: Building the Resilience of the Poor in the Face of Natural Disasters". Il risultato è stato del 60% maggiore rispetto a ogni stima precedente: i ricercatori, infatti, hanno utilizzato un nuovo metodo per valutare i costi. Mentre gli studi precedenti si focalizzavano sui danni materiali causati dalle catastrofi naturali traducendone il valore in denaro, il report attuale valuta l’impatto reale sull’economia.

I poveri sono i più penalizzati - Ad esempio, si legge nello studio, il ciclone Nargis che nel 2008 ha colpito il Myamnar ha costretto i contadini delle regioni colpite a vendere anche le loro terre, per pagare i debiti di ciò che era andato distrutto. Le ripercussioni economiche, dunque, sono andate ben oltre il valore nominale dei beni perduti e continueranno a far sentire i loro effetti ancora per parecchi anni. Non solo lo stesso evento estremo può produrre danni differenti in diverse parti del pianeta, ma anche gli stessi danni materiali possono avere conseguenze estremamente diverse in base all’economia su cui si ripercuotono: come sottolinea il presidente della Banca Mondiale Jim Yong Kim, "sono i poveri a pagare il prezzo più alto delle catastrofi naturali".

Contromisure necessarie - “Pochi eventi climatici estremi minacciano di annullare decenni di progresso contro la povertà”, la conclusione dello studio. Per questo, si evidenzia l'importanza di interventi di “resilience building”, cioè quelli volti a migliorare la capacità di ripresa di un Paese dopo una catastrofe naturale: assicurazioni sulle proprietà, accesso facilitato al credito e sistemi nazionali di protezione sono necessari per fronteggiare le emergenze e aiutare le persone a riprendere la loro vita quotidiana. Esempi positivi in questo senso sono quelli del Kenya e del Pakistan: il Paese africano ha istituito un sistema per garantire risorse addizionali ai contadini in previsione della siccità del 2015, mitigandone l’impatto. Il governo pakistano, invece, ha risposto in maniera efficace alle inondazioni del 2010, concedendo aiuti in denaro alle zone colpite e salvando 8 milioni di persone da una situazione di povertà assoluta.

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