La fotosintesi sta moderando il ritmo di crescita della Co2

La piante ora assorbono quasi 60% delle emissioni di Co2 (Getty Images)
1' di lettura

L'aumento dei fattori che alimentano il riscaldamento globale ha favorito la diffusione delle piante, ma ora è da esse parzialmente rallentato. Ma gli scienziati avvertono: "Senza una riduzione delle emissioni, resta il rischio di cambiamenti climatici"

Il pianeta azzurro: è anche con questo nome che è nota la Terra, per via dell'ampia superficie che è ricoperta dall'acqua. Al colore dei mari, però, il nostro pianeta sta affiancando un'altra, forse inaspettata, tonalità. Nonostante la minaccia dell'inquinamento possa far pensare il contrario, infatti, un'area grande il doppio degli Stati Uniti è ora tinta di verde grazie alla proliferazione delle piante avvenuta fra il 1982 e il 2009. Non solo: è stato proprio il cambiamento climatico ad aver reso possibile il diffondersi della vegetazione, dall'Africa all'Europa, fino al sud-est asiatico. E questo fenomeno sta giocando a favore del contenimento delle emissioni nocive. Uno studio comparso su Nature Communication rivela, infatti, che grazie all'aumento della vegetazione indotta proprio dal riscaldamento globale si stanno assorbendo maggiori quote delle emissioni di Co2 che sono state responsabili di tale mutamento.

 

Il focus sui livelli di CO2 – Nonostante il recente raggiungimento dei massimi livelli di concentrazione di anidride carbonica nell'atmosfera nel 2016, una prospettiva storica su questo gas mostra chiaramente come, giunti al passaggio tra gli ultimi due secoli, il suo ritmo di crescita è notevolmente diminuito. Secondo l'equipe di scienziati capitanata dal dottor Trevor Keenan del Lawrence Berkeley National Laboratory (California, Stati Uniti), l'aumento annuale della concentrazione di Co2 fra il 1959 e il 1989 era stato compreso fra le 0,75 e le 1,86 ppm (parti per milione); a partire dal 2002, invece, il livello del più noto gas responsabile del riscaldamento globale si è mosso di poco. La spiegazione di cui bisogna tenere conto, spiega lo studio, è che l'assorbimento naturale dell'anidride carbonica non è un dato che resta costante nel tempo: cambia assieme alle superfici verdi del pianeta. Il loro aumento, in altre parole, sta contrastando l'ulteriore concentrazione di gas (assieme alla funzione svolta in tal senso anche dagli oceani).

 

Questione di fotosintesi – La fotosintesi, attraverso la quale le piante producono da sé il proprio nutrimento, assorbe, com'è noto, luce, acqua e anidride carbonica restituendo prezioso ossigeno: grazie a questo fenomeno le emissioni che permangono nell'aria sono molto inferiori a quelle prodotte dall'uomo ogni anno. La ricerca pubblicata su Nature Communications calcola che verso la fine del XX secolo la quota di Co2 prodotta dall'uomo e assorbita dalle piante grazie alla fotosintesi era intorno al 50%, mentre adesso questo livello si avvicina al 60%. Grazie a osservazioni atmosferiche e misurazioni satellitari lo studio ha potuto confermare che il rallentamento della crescita di Co2 nell'aria è proprio da attribuire in primo luogo alla crescita della vegetazione globale. In più, la fotosintesi tende a divenire più veloce tanto più aumenta la concentrazione di anidride carbonica: quando le parti per milione sono comprese fra 475 e 600 il processo diventa più rapido del 40%.

L'assorbimento di Co2 però non basta a impedire cambiamenti climatici - La notizia non deve però rassicurare. Nelle loro conclusioni infatti gli scienziati avvertono che nonostante la pausa nella crescita di Co2 nell'atmosfera, "la velocità e la forza dei cambiamenti climatici dipende pesantemente dal percorso delle future emissioni". E avvertono che "senza una riduzione effettiva delle emissioni globali di Co futuri cambiamenti climatici restano una forte realtà"

Leggi tutto